Il vino di Rocco Siffredi

Argomento già ampiamente dibattuto, I know, ma proprio ieri sera se ne parlava tra amici “extra vino”, persone che si occupano di tutt’altro. Tutti erano curiosi e sapendomi tornata da pochi giorni dal Vinitaly mi hanno subito incalzata di domande sulla nuova fatica della porno star italiana. E poiché anche molti lettori del mio blog sono anch’essi estranei al mondo del vino, ho pensato di dire anch’io la mia.

Eccomi quindi a dibattere sull’attività di produttore vinicolo di Rocco Siffredi, che appoggiandosi all’amico e pilota Jarno Trulli, da anni produttore in Abruzzo, ha dato vita ad un igt Colline pescaresi rosso da uve di montepulciano, il “Rocco”, seguito nella presentazione pubblicitaria dalla frase “non solo Magnum”.

Una frase che solo i fans di Siffredi possono capire e che a me è stata spiegata da un amico (giuro, lo so che suona come una scusa, ma così è). Pare infatti che una delle scene più famose del porno attore comprendesse l’ausilio di una bottiglia di Magnum, passata alla storia quanto le dimensioni artistiche del signor Siffredi. Praticamente una piece famosa quanto il finto orgasmo di Meg Ryan, il “domani è un altro giorno” di Via col vento e la dichiarazione di paternità asmatica di Darth Veder al figlio Luke Skywalker.

Devo però fare una doverosa precisazione sul vino: non l’ho ancora assaggiato, non posso esprimere un giudizio in merito. Ma pare, a giudicare dai commenti degli amici e non solo, che a nessuno importi granché della qualità del vino.

Tutti si sperticano in giudizi e in considerazioni sull’impresa in sé, si chiedono se ce ne fosse la necessità, se il mondo del vino avesse bisogno di questo, se sia una buona pubblicità per il settore.

Io credo di no. Non credo ci fosse bisogno del vino di Rocco Siffredi. Credo che al settore non aggiunga niente.

Ma credo anche che non tolga niente. Né al mondo del vino, né ai consumatori, di vino o di film hard.

Aggiunge solo denaro al portafoglio di Siffredi, impegnato anche nella creazione e comunicazione di una catena di caffetterie che porterà il suo nome. Insomma, una strategia di “diversificazione” abbastanza chiara ed evidente, che certamente non ha radici filosofiche.

Ma scandalizzarsi per questo è fuori luogo, nessuno lavora per la gloria e non è certo la prima celebrità che si mette a produrre vino. Ne elenchiamo alcuni: Gerard Depardieu, Francis Ford Coppola, Carole Bouquet. Finanche un’altra porno star, l’attrice Savanna Samson.

Se il vino porta un nome noto l’attenzione è più elevata, ovvio.

Se il nome è legato al mondo del sesso è ancora più alta, per pruderia e perché da sempre si lega all’alcol la perdita parziale, totale o millantata, dei freni inibitori.

Io non mi sono scandalizzata e nemmeno stupita. Ci saranno sempre lanci di prodotti coi razzi, in tutti i settori.

Semmai, l’unica riserva che ho, lo scandalo, se così lo possiamo definire, sta nel signor Siffredi.

Che non giudico, libero di fare quello che vuole del suo corpo.

Trovo un poco triste invece, e poco edificante, che si celebrino dei porno attori. Che diventino delle celebrità persone che fanno una cosa che dovrebbe essere normale e che soprattutto dovrebbe appartenere alle sole persone coinvolte.

E ora datemi pure della bacchettona.

Un pensiero riguardo “Il vino di Rocco Siffredi

  1. Ciao, questo è un commento.
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